Cibo come compensazione

Chi non ha mangiato un pò di cioccolata perchè triste o bevuto un pò di piu per "dimenticare"?

C'è una forte componente culturale nel rapporto che le persone hanno con il cibo. Molti comportamenti vengono legittimati o per contro giustificati da abitudini alimentati famigliari scorrette.

 

Eppure questo meccanismo spesso inconsapevole può portare a gravi conseguenze psichiche e fisiche. In questa sede vi parlerò dell'obesità, quel marcato sovrappeso non dovuto a cause mediche o organiche. Di solito, il peso corporeo aumenta a causa di un continuo "piluccare" o dall'iperfagia. Da un lato, quindi, continue piccole dosi di cibo introdotte continuamente, dall'altro un frequente consumo di alimenti ipercalorici associaiti ad uno stile di vita prettametne sedentario. Il cibo, per chi soffre di obesità, diventa una compensazione di fronte a stati emotivi ansiosi o depressivi o più generalmente di un disagio o malessere psichico. I bisogni fisici-corporei e emotivi vengono confusi e affrontati in un unico modo: mangiando.

 

L'alimentazione è un comportamento complesso intriso di apprendimenti, abitudini e significati emotivi e relazionali. Il rapporto con il cibo è conflittuale e simbolico, viene usato da un lato come difesa dalle "aggressioni esterne", infatti il tessuto adiposo tende ad avere la funzione di corazza che protegge dal mondo esterno e nello specifico, dai sentimenti di vuoto illusoriamente superati "riempendosi" di cibo per darsi un valore. Dall'altro, uno strumento incosapevole di autopunizione o aggressione nonostante i rischi per la propria salute siano alti.

 

Nella mia esperienza, in alcuni casi, era anche un modo inconscio di proteggersi dal rapporto con l'altro sesso, provocando vergogna nell'atto dello spogliarsi e ad avere una sessualità adulta, in questo caso ha la funzione di evitamento di un vero con-tatto con l'altro. Questi e molti altri sono i motivi per cui molte diete risultano fallimentari, in quanto, tralasciano le implicazioni emotive che questa patologia ha per chi ne soffre. Va da sè che avendo un immagine di sè povera di aspetti positivi l'autostima è molto bassa.

 

L'intervento deve essere su piu fronti: calo del peso ponderale e supporto psicologico. Oltre a una rieducaione alimentare e un totale cambiamento del proprio stile di vita, che da passivo diventerà attivo, il percorso psicologico, anche online, affiancato ad un esperto sul tema, può essere un valido aiuto per lavorare sull'autostima e comprendere la funzione del cibo nella vita del paziente imparando così a gestire in modo più sano e meno dannoso per sè, il proprio malessere. Un percorso di auto conoscenza lavorando sui pensieri disfunzionali o sabotatori e sulle emozioni difficili da gestire, in modo da interrompere il circolo vizioso in cui il cibo viene usato come compensazione per non "sentire alcuni stati emotivi spiacevoli", provocando però un temporaneo senso di appagamento con un conseguente senso di colpa e cali sull'autostima che a loro volta ri-innescano il medesimo circolo.

 

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